“Type 1 Diabetes Youth Challenge” – Quando il diabete può diventare opportunità

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Data: 3 Ottobre 2016

Grazie alla proposta ricevuta dallo SWEET Project, un progetto in cooperazione tra SWEET-Project, Sanofi Diabetes e World Diabetes Tour, a cui partecipa anche il Centro di Diabetologia pediatrica di Verona, diretto dal prof. Maffeis, abbiamo avuto l’opportunità di far vivere a un nostro giovane associato un’esperienza molto particolare che si è svolta in Islanda, dal 25 luglio al 1 agosto: “Type 1 Diabetes Youth Challenge”.

Una sfida per sensibilizzare e dare speranza ai giovani con diabete di tipo 1, mostrando loro che impegnandosi nella corretta gestione del diabete, tutto è possibile, anche avventure come questa, raccontata in maniera entusiasmante dal nostro Michele Tessari:

«Sono mesi ormai che attendo questo giorno: 25 luglio, l’inizio della Type 1 Diabetes Youth Challenge. Sarà una specie di campo-scuola, ma un po’ più in grande.

Nella valigia c’è tutto, in particolare la curiosità di conoscere questi ragazzi da tutto il mondo e di affrontare questa sfida in un luogo straordinario: l’Islanda.

Il viaggio inizia prestissimo alla mattina ma l’arrivo è previsto solo in tarda serata. Sono le 22 ma il sole non ha nessuna intenzione di calare se non è almeno mezzanotte; per me è tutto nuovo, gli islandesi invece ci sono abituati ormai.

Subito raggiungo i primi ragazzi che erano già arrivati: Bruno (Brasile), Gavin (Regno Unito), Théo (Francia), Assaf (Israele) e Aaron (Germania).

La mattina dopo spunta anche chi era atterrato nella notte: Conor (Usa), Claudia (Spagna), Kerry (Sudafrica) e Hanna (Norvegia). Quel giorno siamo rimasti a Reykjavik, la capitale, e nel pomeriggio abbiamo iniziato subito con lo sport in una piscina della città: partita di basket, europei vs. non-europei, e naturalmente Gavin si è schierato con i secondi visto il risultato del referendum. Alla fine abbiamo perso il conto del punteggio e tra di noi sembrava di conoscersi già da anni. La sera abbiamo indossato tutti il sensore FGM, così durante le camminate sarebbe stato più facile controllare la glicemia.

Il giorno seguente è iniziata l’escursione in direzione del vulcano Hekla. Ci avevano avvertiti che a fine giornata ci sarebbe stata una sfida e pian piano abbiamo scoperto che si trattava di attraversare, a piedi nudi, un tiepido fiume (2 ° C) per arrivare al rifugio dove avremmo trascorso la notte. Assaf stava per cadere mentre attraversava il punto più profondo, ma è riuscito a riprendere l’equilibrio e raggiungerci, dando subito la prova che il diabete non è un limite nel fare qualsiasi cosa, anche la più estrema.

Il secondo giorno ci ha messo alla prova con una scalata e una volta che tutti avevamo raggiunto la cima ci siamo scatenati con l’esultanza dei tifosi islandesi agli europei (quella che fa “uh-uh-…”).

Anche quella sera, come le altre, siamo arrivati in un altro rifugio di legno, niente corrente, niente acqua calda e tanti letti a castello. Alla mattina l’alba islandese aveva sempre fretta, alle 3 il Sole era già lì ad aprirti gli occhi e allora tutti sotto al sacco a pelo con la testa, la sveglia poteva attendere.

La sfida del terzo giorno di escursione? Sono stati dei deserti di sabbia nera che abbiamo dovuto attraversare completamente coperti su naso, bocca, occhi e orecchie. Che avventura!

Ciò che aveva caratterizzato il quarto giorno è stato l’odore di zolfo che si sentiva sempre di più man mano che ci si avvicinava a queste sorgenti di acqua bollente. Quel giorno niente sfide, solo un po’ di relax a fine giornata in una piscina naturale con l’acqua tiepida riscaldata dalla lava islandese. Solo lì avevamo ricominciato a vedere persone che non appartenevano al nostro gruppo. Subito è stato strano perché nei giorni precedenti avevamo incontrato solo qualche pecora e qualche uccellino qua e là, ma nessun essere umano.

Era la prima volta che partecipavo ad un campo con altri diabetici simili a me e mi sono portato a casa tantissimo. Prima di tutto dai miei coetanei che mi hanno fatto sentire più “normale”. Dopo aver visto che erano abituati a farsi la basale sulla coscia ho cominciato anch’io a farla lì, anche se prima mi faceva impressione e ho scoperto una nuova comodità.

I due Young Leaders (Gavin e Kerry) sono stati per tutti fonte di ispirazione per cominciare a mettersi in gioco e fare qualcosa per migliorare la condizione di chi fa parte di questa Comunità.

I medici sono stati insuperabili; con loro ci confrontavamo a fine di ogni giornata per capire come gestire al meglio la glicemia. Ora anche a casa prendo più spesso appuntamento col mio medico interiore e se c’è qualche problema cerchiamo subito di risolverlo.

L’ultimo giorno di escursione è arrivato in fretta, alla fine ce l’abbiamo fatta tutti. Guardando il contatore sembra impossibile, ognuno di noi è riuscito a percorrere 101 km con salite e discese in totale paragonabili a un edificio di 10 000 piani. Non c’è da nascondere che è stata dura, ma siamo sempre stati un gruppo, nessuno veniva lasciato indietro da solo.

Ora grazie a questo campo siamo uniti, nonostante le distanze geografiche, ed è questa la cosa più importante all’interno di una Comunità come la nostra, ogni ragazzo e ragazza deve avere la possibilità di far parte di una rete globale che condivide la stessa sfida: il diabete. Da soli siamo deboli, uniti invece siamo più forti e possiamo davvero portare un miglioramento nella vita di chi vive con la nostra stessa missione

https://www.facebook.com/T1DYouthChallenge