Pancreas artificiale – Sperimentazione in ambito pediatrico
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La scorsa settimana, è stata avviata a Padova la sperimentazione del pancreas artificiale in ambito pediatrico con bambini di età compresa tra i 5 e gli 8 anni, alla quale hanno partecipato oltre al Centro di riferimento regionale di Diabetologia pediatrica di Verona, anche i centri di Padova, Milano, Torino, Roma, Napoli.
Erano presenti alla sessione appena conclusa anche bimbi della nostra associazione.
È con grande soddisfazione che riportiamo di seguito la testimonianza dell’esperienza vissuta da una nostra associata e dalla sua mamma, durante le fasi della sperimentazione:
“Certo che quando a febbraio ho visto in teleconferenza la dott. Bruttomesso parlare della sperimentazione del pancreas artificiale sugli adulti, mai avrei pensato che un giorno Sofia, la mia bimba, sarebbe stata selezionata anche per quella sui bambini.
Siamo partite per PADOVA titubanti ed un po’ impaurite ma forti di quella speranza che finalmente qualcosa di importante stava iniziando.
L’accoglienza ed il clima fin dai primi momenti è stato di gioia e di assoluta fiducia.
L’equipe composta da giovani ricercatori ha instaurato con i nostri 8 bambini un rapporto di amicizia e complicità, rendendo i lavori di ricerca e di assestamento sulla strumentazione meno noiosi.
Le giornate sono state organizzate prettamente per far divertire i nostri zuccherini.
Dopo colazione e dopo pranzo ci spostavamo in un centro sportivo dove ad attenderci c’era un educatrice pronta con un mare di giochi divertentissimi che spesso finivano per travolgerci, e ci ritrovavamo genitori medici ed ingegneri tutti insieme in un unica grande squadra.
Encomiabili TUTTI, perché nonostante interminabili turni di notte a sorvegliare i nostri cuccioli, non hanno mai negato una parola di conforto a noi genitori quando alcune volte la glicemia faceva i capricci…o quando, troppo stanchi, i nostri zuccherini non volevano collaborare.
IL NOSTRO GRAZIE va ai dottori MARIGLIANO e SABBION che in questi giorni sono diventati una presenza attenta, amica e complice con noi di Verona, ricoprendo in alcuni particolari momenti per i nostri figli la figura paterna che mancava.
Torniamo da questa esperienza certamente più ricchi umanamente, serbando nel cuore il ricordo di tutte le famiglie conosciute.
Ancora una volta insieme, ognuno di noi con la propria testimonianza ed esperienza personale ha fatto si che si creasse quella giusta complicità che ci ha permesso di vivere, anzi, viverci con la massima serenità e a 365 gradi questa fantastica esperienza.
Vorrei concludere questa mia testimonianza dicendo a tutti i genitori di bambini con diabete che questa esperienza indipendentemente dal progetto stesso mi ha dato ancora una volta la conferma che la condivisione è fondamentale e sicuramente INSIEME E’ PIU’ FACILE!!
Grazie a tutti…… SOFIA con la mamma Cinzia”
Di seguito, per chi vuole approfondire l’argomento, una sintesi sullo stato della ricerca.
“La sperimentazione clinica in corso a Padova sta dando buoni risultati.
Questa ricerca, condotta in collaborazione con Amsterdam e Montpellier, è in attesa che vengano conclusi i trial clinici per fare un bilancio complessivo”. Claudio Cobelli, docente di bioingegneria all’università di Padova, è molto fiducioso quando parla di pancreas artificiale nel trattamento del diabete, al punto da supporne la possibilità di una futura commercializzazione se anche la prossima sperimentazione darà risultati altrettanto positivi.
Le ricerche nel settore ricevono finanziamenti anche dal National Institutes of Health e dalla Juvenile Diabetes Research Foundation.
Il diabete di tipo 1 è una patologia cronica autoimmune che si sviluppa soprattutto durante l’infanzia e l’adolescenza. E´ curabile ma non guaribile. In questo caso le cellule che producono insulina vengono riconosciute come estranee dal sistema immunitario che le distrugge. Per sopravvivere, dunque, è necessario somministrare l’insulina dall’esterno.
Il pancreas artificiale è un metodo innovativo per gestire la malattia, il diabete di tipo 1 in particolare. Non si tratta di trapianto, come qualcuno potrebbe pensare, ma di un sistema che somministra l’insulina in maniera automatica, senza alcun intervento da parte del paziente. Una possibilità, dunque, che potrebbe cambiare la vita a molti.
“Nella persona sana – sottolinea la diabetologa Daniela Bruttomesso, che segue da tempo il progetto – i livelli di glucosio, pur mostrando delle oscillazioni in risposta al pasto, allo svolgimento di attività fisica o ad altri fattori, vengono mantenuti all’interno di un range ristretto. Nel soggetto affetto da diabete di tipo 1 queste oscillazioni possono essere molto ampie, con picchi iperglicemici soprattutto dopo il pranzo e frequenti ipoglicemie spesso notturne che causano ansia e stress e peggiorano la qualità di vita del paziente”. L’ipoglicemia può portare a convulsioni e perdita di coscienza, può addirittura rendere necessario il ricovero ospedaliero, pesando in questo modo anche sul sistema sanitario nazionale, oltre che incidere sulla produttività se l’episodio avviene di notte. A ciò si aggiunga il rischio di complicanze che possono compromettere gli occhi, i reni, il sistema cardiovascolare.
Le decisioni che deve assumere chi è affetto da diabete sono quindi molteplici: dalla quantità di insulina da iniettarsi prima del pasto, alla gestione delle ipoglicemie che seguono una intensa attività fisica. Ma anche la malattia, lo stress, la vacanza, il riposo implicano scelte terapeutiche.
Le premesse che hanno consentito in tempi recenti lo sviluppo del pancreas artificiale sono state poste alla fine degli anni Settanta del Novecento con lo studio di un sensore sottocutaneo per la lettura della glicemia in tempo reale al posto del tradizionale “pungidito” e di un microinfusore che iniettava l’insulina. Un metodo che viene via via perfezionato e consente a un numero sempre maggiore di pazienti di usufruirne a partire dagli anni Novanta. Sebbene in questo caso sia ancora il paziente a decidere la dose di insulina, si tratta ad oggi della migliore terapia per diabete di tipo 1, poiché fornisce molte più informazioni sull’andamento glicemico e allerta il paziente su eventuali ipoglicemie o iperglicemie.
È a partire dalla metà degli anni 2000, tuttavia, che si compie il balzo in avanti e si inizia a lavorare a un sistema automatico in grado di regolare la somministrazione dell’insulina indipendentemente dall’intervento del paziente.
Al sensore e al microinfusore viene aggiunto un terzo elemento, un algoritmo matematico di controllo che stabilisce la dose di insulina da iniettare senza alcun tipo di valutazione da parte del malato. Nella prima delle soluzioni adottate l’algoritmo era implementato in un computer portatile collegato ai sensori attraverso dei cavi. Uno strumento ingombrante, dunque, per pensare di utilizzarlo fuori dal contesto sanitario, sebbene gli studi condotti in ospedale ne dimostrassero l’efficacia. È stata rilevata infatti una riduzione di ben cinque volte degli episodi di ipoglicemia, con un netto miglioramento della qualità di vita del malato. I primi esperimenti sul paziente, in clinica, vengono condotti a partire dal 2008, all’università di Padova e alla University of Virginia, e fino al 2012 sono stati poi più di 150 i soggetti trattati con il nuovo pancreas artificiale nelle diversi sedi partner dei tre progetti di ricerca internazionale.
Ciò che ha dato una significativa accelerazione alla possibilità di utilizzare il pancreas artificiale nella vita di tutti i giorni è l’aver inserito l’algoritmo di controllo in un telefono cellulare in grado di comunicare via bluetooth (senza cavi dunque) con il sensore e il microinfusore. Nel 2011 inizia la sperimentazione fuori dalle strutture sanitarie, per un massimo di cinque giorni.