Giornata mondiale del diabete 2016 – Alla Scuola di Polizia di Peschiera del Garda il convegno dell’Associazione Giovani e Diabete di Verona: “La medicina del futuro”

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Data: 15 Novembre 2016

In futuro la cura del diabete poggerà su due pilastri: la medicina rigenerativa, basata sull’uso di cellule staminali per riprodurre quelle pancreatiche (beta) responsabili della secrezione di insulina, e la medicina cognitiva applicata al diabete, che sfrutterà l’intelligenza artificiale per elaborare la grande quantità di dati (clinici, genetici e legati a comportamento e stile di vita) riguardanti la salute dei pazienti, con lo scopo di monitorare la malattia e prevenirne le complicazioni.

Se ne è parlato domenica 6 novembre a Peschiera nella conferenza organizzata dall’Associazione Giovani e Diabete di Verona in collaborazione con il Centro regionale di diabetologia pediatrica dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona, nell’ambito della settimana che precede la Giornata mondiale del diabete (14 novembre).

Relatore del convegno, ospitato nell’aula magna della Scuola allievi agenti della Polizia di Stato, il professor Lorenzo Piemonti, vicedirettore dell’Istituto di ricerca sul diabete dell’ospedale San Raffaele di Milano, che ha illustrato le nuove frontiere della ricerca in grado di dare speranza ai pazienti. Oltre al trapianto di pancreas e delle isole di cellule beta, applicabili in un numero limitato di casi sia per l’elevata discrepanza tra donatori d’organo e persone diabetiche (415 milioni in tutto il mondo) sia per i problemi legati al possibile rigetto, un lume è dato dalle cellule staminali, cellule «base» in grado di specializzarsi (anche) in cellule beta. Su questo fronte la ricerca è in divenire: accanto alla sperimentazione su cellule staminali embrionali, problematica in alcuni Paesi per motivi etici, sono state sviluppate soluzioni alternative in grado di ricavare cellule staminali dal corpo umano. La strada è stata aperta dal medico giapponese Shinya Yamanaka, che dieci anni fa dimostrò la possibilità di trasformare artificialmente le cellule cutanee in staminali attraverso la «riprogrammazione genetica» (scoperta che gli valse il Nobel nel 2012). La tecnica applicata alla cura del diabete necessita ancora di anni di sperimentazione, «sia per migliorare l’efficacia della differenziazione delle cellule trasformate in laboratorio, sia per migliorare la compatibilità del dispositivo che deve poi essere impiantato nel corpo umano», ha sottolineato Piemonti.

Molte le famiglie che hanno partecipato al convegno, genitori di bambini affetti da diabete di tipo 1, ovvero quello autoimmune in cui le cellule beta vengono distrutte dal sistema immunitario.

«Il nostro scopo è fornire supporto sociale, psicologico e burocratico alle famiglie con figli che sviluppano questa forma di diabete», spiega il presidente dell’Associazione Giovani e Diabete di Verona Fabiano Marra, «ma anche fare informazione e formare insegnanti e responsabili di gruppi sportivi e ricreativi a un corretto approccio verso questi bambini». Bambini che fin da piccolissimi devono imparare a convivere con la malattia, affrontando una decina di misurazioni glicemiche e quattro-cinque iniezioni di insulina al giorno. Solo in Veneto «sono circa 1.100 i bambini con diabete di tipo 1, di cui circa la metà sono seguiti nel Centro di diabetologia pediatrica di Verona», sottolinea Marra.

Il diabete di tipo 1 si sviluppa dopo la nascita e dipende da un mix di predisposizione genetica e azione ambientale: «Nella nostra regione ne è colpito un bambino su settecento», rileva il professor Claudio Maffeis, direttore del Centro di diabetologia pediatrica, «si presenta con maggior frequenza tra i 10 e i 14 anni, ma l’età di esordio continua ad abbassarsi». Katia Ferraro ©