Giugno 2017 – Campo scuola per bambini da 3 a 7 anni

CamposcuolaQuest’anno, grazie ad un generoso stanziamento della Regione Veneto, in tutta la Regione si sono potuti tenere, completamente finanziati con risorse pubbliche, i campi scuola educazionali per minori con diabete: una delle più importanti esperienze che i nostri figli possono vivere per imparare a convivere con la loro patologia e per diventare, crescendo, sempre più autonomi nella sua gestione.

Questo stanziamento pubblico è stato affidato, per l’emanazione delle linee guida organizzative, al Centro di riferimento regionale di Diabetologia pediatrica, diretto dal prof. Maffeis, ed ha consentito la programmazione di 7 campi scuola che hanno coinvolto i servizi di Diabetologia pediatrica di Treviso, Vicenza, Feltre (BL), Belluno, Castelfranco Veneto (TV), San Donà di Piave (VE), Padova e Verona.

Il servizio di Diabetologia pediatrica di Verona ha già realizzato, nella terza decade di giugno, il primo campo per bambini di età compresa tra i 3 e i 7 anni e in settembre ha programmato un altro campo per pre-adolescenti, di età compresa tra gli 8 e i 12 anni.

La scelta dei partecipanti è stata curata dal team diabetologico tenendo conto delle specifiche esigenze di ogni singolo bambino/ragazzo, cercando di creare le condizioni migliori affinché ogni partecipante possa trarre da questa partecipazione il massimo dei vantaggi possibili in termini di miglioramento della gestione della propria patologia ed interazione con il gruppo dei partecipanti.

Sicuramente tutti noi genitori vorremmo che nostro figlio partecipi ad un campo educazionale ma, purtroppo, tecnicamente e materialmente ciò è  impossibile. Un campo, per poter essere efficace, non può essere effettuato con più di 25-30 partecipanti. Tenuto, poi, conto che è previsto un numero minimo di operatori sanitari nella misura di 1 operatore ogni 3 partecipanti, vi renderete certamente conto da soli delle implicazioni che ciò comporta.

Ma, al di là di questi aspetti puramente burocratico-organizzativi, l’esperienza dei campi-scuola è senz’altro, come detto in precedenza, tra le più importanti in quanto ad acquisizione di consapevolezza e condivisione di una realtà complessa come quella della gestione del diabete che coinvolge tutta la famiglia ed è caratterizzata da un carico assistenziale eccedente che incide in maniera determinante su tutti gli aspetti socio-sanitari della nostra quotidianità.

Vi lascio con la testimonianza di due nostri giovani volontari che durante il campo scuola di giugno si sono messi a disposizione, con grande spirito altruistico, per animare le giornate dei piccoli partecipanti. Da queste testimonianze emerge tutto il trasporto e il coinvolgimento che esperienze come queste lasciano dentro ognuno di noi.

2017-06_Campo scuola_L'ospedale dei pelucheUn grazie di cuore da parte di Agd Verona a Michele Tessari e Sofia Bellini.

Buona lettura

 

di Michele Tessari:

È passata una settimana. Le emozioni sono decantate.

La domanda che ci facciamo è: cosa rimane di questo camposcuola?

Probabilmente è la domanda che si stanno facendo anche le mamme, che insieme ai loro bambini, dai 3 ai 7 anni, hanno preso parte a questa esperienza.

La Casa a Fontanafredda delle Suore di Don Mazza è un posto che fa sentire fuori dal mondo. La tranquillità dell’ambiente è stata un ingrediente importante, soprattutto per le mamme, per trarre il meglio dalle attività, soprattutto con la psicologa Silvana.

Purtroppo, il clima piacevole instaurato è diventato un problema l’ultimo giorno. La sensazione era quella di essere stati in una bolla perfetta, che ormai stava per scoppiare. Era il momento di tornare: giovedì.

In quei quattro giorni ogni mamma poteva intervenire subito se il figlio stava andando in iper o ipoglicemia. I momenti in cui le mamme erano occupate con medico, psicologa o dietista e svolgevano le attività dedicate a loro, non c’era da preoccuparsi. In quel momento i bambini giocavano ed erano seguiti dall’equipe della Pediatria a indirizzo diabetologico dell’Ospedale Borgo Trento, non c’erano ipo da temere. Per i bambini non c’era una percezione della diversità, come invece può esserci nella vita quotidiana. C’era chi aveva il micro in bella vista, chi si faceva le punture davanti a tutti o si misurava la glicemia come se fosse una cosa normale. Alcuni bambini, quando andavano sotto 80, stavano attenti a non mangiare le caramelle davanti agli altri, perché non volevano fargli venire voglia in un momento in cui non potevano mangiarle.

Il punto è che già il giorno dopo quella bolla non esisteva più. Bisognava prendersi i permessi per fare le iniezioni. I bambini tornavano in mezzo agli altri non-diabetici. Ecco perché il campo appariva come un’illusione che stava per scomparire.

2017-06_Campo scuola_Le fiabe della seraIn realtà questo campo non era una bolla di sapone, era un uovo dal guscio consistente. All’interno la sostanza nutriente. L’esperienza del campo. Le speranze. Le rassicurazioni. La consapevolezza che i figli potranno essere felici, anche nella condizione che vivono, e che potranno realizzare quello che vorranno. Il messaggio principale di questo campo è stato proprio questo. Il diabete viaggia su un binario separato e parallelo rispetto alla nostra vita. Noi impostiamo la direzione e lui ci seguirà, ci darà del lavoro in più da fare, ma non ci impedirà di realizzarci.

Ad un certo punto l’uovo deve schiudersi, ma tutto il nutrimento dell’uovo non è scomparso, è dentro al cucciolo. I genitori e i loro bambini sono quel cucciolo. All’inizio avranno ancora bisogno di qualcuno che li aiuti a crescere. Per questo c’è un’Associazione sempre disponibile e un gruppo di persone che svolge con passione il proprio lavoro in Diabetologia.

Il cucciolo sa che alla fine imparerà a volare e sarà libero.

L’esperienza del camposcuola lo ha incoraggiato e gli ha dato forza, non era finita giovedì 22 giugno.”

 

Di Sofia Bellini

Ci sono poche esperienze che mi rimangono impresse e sono convinta che una di queste sia il campo scuola per bambini dai 3 ai 7 anni con le loro mamme a cui ho partecipato come animatrice.

Non avevo mai fatto l’animatrice perché ho sempre creduto di avere poca pazienza con i bambini, ma avevo bisogno di stare 4 giorni con persone che mi capiscono, che abbiano una vita che gira attorno a numeri e (frecce).

Quello che io sentivo un bisogno, è stata una grande scoperta per quei 12 bambini che non avevano mai visto persone “uguali” a loro.

2017-06_Campo scuola_Il teatro dei burattiniHo ancora ben impressa una particolare scena dove 2 tra i più piccoli hanno realizzato di avere lo stesso microinfusore e si confrontavano sui loro bellissimi marsupi che sfoggiavano orgogliosamente.Per non parlare di quando ci siamo presentati tra di noi che un bambino viene a chiedermi se ho il diabete, e dopo una risposta positiva, aggiunge: “Allora sei la mia preferita”.

Ed ora seduta sul divano, a cercare di prendere in mano una penna e scrivere in quel diario tutti i miei numeri, ripenso a quelle mamme, alla loro forza e continuità che io ammiro. Ma allo stesso tempo penso alle loro preoccupazioni per il futuro dei propri figli, per la scuola e per la loro vita sociale, e spero di averle tranquillizzate almeno un po’ ed averle fatto capire che noi non saremo mai come gli altri, ma possiamo fare le stesse cose, con un paio di caramelle in una tasca ed il glucometro nell’altra. 

“Non possiamo cambiare la direzione del vento ma possiamo sistemare le vele in modo da raggiungere i nostri obiettivi”